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La mia capacità di osservare la scena della chitarra russa è
cambiata fortemente durante gli ultimi due anni. Nonostante tutti gli
sconvolgimenti politici e culturali in quel paese, un fattore, mi sembra, è
rimasto immutato. Mi riferisco alla tendenza innata dei russi di guardare tutti
gli stranieri con timore riverenziale e soggezione, a volte intrecciata ad una
certa aria di condiscendenza paternalistica. Certamente, nessun straniero può
davvero capire il meccanismo miracoloso di quella entità misteriosa nota come Anima
russa. Quest'attitudine, praticata consapevolmente o meno da molti
chitarristi russi che ho incontrato negli ultimi 12 anni, è divenuta uno dei
maggiori ostacoli alla mia comprensione di ciò che avviene fra i chitarristi in
Russia. Allo stesso tempo è stata la causa maggiore del mio fallimento ne
cercare di trasmettere ai miei colleghi russi un qualche senso della realtà
della situazione della chitarra nell'Ovest.
Quando mi sono recato per la prima volta in Russia nel 1982,
ero armato di alcuni nomi che mi aveva fornito Michael Lorimer, il primo
chitarrista americano a dare concerti in quel paese. Ho potuto stabilire
contatto con solo uno di loro, l'ultimo Vladimir Slavsky. Questi
cortesemente mi ha invitato a casa sua dove ha allestito una suntuosa cena in
mio onore, completa di brindisi alla mia salute e successo artistico, molto cibo,
molta vodka, persino il divertimento professionale fornito da una compagnia di
musicisti zingari. Il luogo era pieno di gente, soprattutto studenti di chitarra
di Slavsky stesso. Quando gli ho chiesto di introdurmi ad altri chitarristi
moscoviti, mi ha detto chiaramente che non vi era nessuno altro chitarrista
nella città. Era l'unico. Sapevo bene che questa era una fandonia, ma non avevo
possibilità di scoprire, per esempio, l'indirizzo e il numero del telefono di Nikita
Koshkin, il cui nome e la musica mi erano già noti allora.
Al Festival di Esztergom del 1983 ho finalmente incontrato Aleksandr
Frauci e Nikolaj Komoljatov. Alla fine, ho poi conosciuto piuttosto
bene la maggior parte dei principali chitarristi russi.
Con gli anni ho anche acquisito una collezione considerevole
di musica per chitarra russa per entrambi le varietà a 7 e 6 corde. Questo mi
ha permesso di dare uno sguardo completo allo stato in cui versava, ed ancora
versa la musica per chitarra in Russia. Nel ricercare la musica, si può
comprendere quale musica è considerata buona in quella cultura particolare.
Penso che sia possibile fare questa osservazione generale: i libri di musica
indirizzati ai principianti contengono una gran quantità di semplici
arrangiamenti di canzoni popolari russe. Al livello più alto di esecuzione,
questo aspetto è sostituito via via da brani dal repertorio segoviano, alcune
composizioni originali di chitarristi russi come [Aleksandr, NdT] Ivanov-Kramskoj,
[Pjotr, NdT] Panin e Koshkin, arrangiamenti di pezzi di
Shostakovic e Prokofiev, infine una minuscola parte di composizioni originali di
compositori non-chitarristi, di solito di seconda classe ai margini della
creatività musicale russa. Di tanto in tanto, si trovano gemme assolute di
compositori i cui nomi sono totalmente ignoti.
Un aspetto è immediatamente evidente: i russi sono
consumatori fanatici della peggiore musica occidentale per chitarra. Scadenti
musiche Latino-americano o flamenco, arrangiamenti scipiti di pezzi dei Beatles.
Posso scommettere che non c'è un solo chitarrista russo oggi che non sappia
eseguire una ben rodata versione del Tango en Skai di Roland Dyens.
È triste confrontare questa situazione alla musica sublime
dei compositori della generazione di Schnittke, Gubaidulina e Denisov,
artisti che sono considerati al livello più alto di inspirazione musicale non
solo in Russia, ma anche in Occidente.
C'è però una ragione molto buona per tale discrepanza. Per
quanto ci lamentiamo dell'isolamento della chitarra dalla strada maestra
dell'attività musicale in Occidente, dobbiamo riconoscere che in confronto ai
chitarristi russi godiamo invece di rispetto ben meritato in molti ambiti. I
chitarristi russi devono ancora lottare un'epoca di pregiudizio contro il loro
strumento. La chitarra è ancora considerata un cugino di seconda classe e pure
nelle più alte istituzioni di cultura dove è insegnata, è messa sempre in
ambiti che trattano strumenti popolari come domra, balalaika e fisarmonica.
I chitarristi russi che hanno raggiunto l'apice della fortuna
sono di fronte ad un bivio. Da una parte hanno bisogno di rimpinguare i loro
magri salari con spettacoli da concerto di fronte a pubblici non sofisticati di
fabbriche, miniere di carbone, ristoranti, club amatoriali di musica e
associazioni. Evidentemente, tali esibizioni precludono ogni serio repertorio.
D'altra parte, per avere una qualche sorta di credibilità come artisti seri nel
loro proprio paese, devono viaggiare in Occidente e devono essere accettati dai
pubblici occidentali. E qui viene il problema. Non avendo avuto esposizioni
diretta alle scena chitarristiche occidentali, i chitarristi russi soffrono
spesso dalla loro mancanza di conoscenza di ciò che è considerato qui come
buona musica. Un triste esempio che abbiamo osservato è stata la comparsa di Alexander
Frauci al Festival GFA in Pasadena. Nonostante tutte le esortazioni e i
consigli che ho dato Frauci prima del suo arrivo qui, ci ha ancora presentato la
sorta di programma che già avremmo scartato 20 anni fa. Forse la parte più
riuscita del suo programma è stata la seconda parte, in cui ha suonato alcuni
pezzi del repertorio russo, specialmente una selezione della suite I
giocattoli del Principe (Prince's Toys) di Koshkin e le Variazioni
della Filatrice (Spinster Variations) di Vysotski.
Il successo di ogni esibizione concertistica, dipende in larga
misura dalla percezione dell'artista delle aspettative del pubblico. Per quanto
strano possa essere, quando incontriamo oggi esecutori che provengono da paesi
del blocco orientale, aspettiamo da loro una classe diversa da quella che
sentiamo dai nostri esecutori propri. Non sono sicuro che questo sia
giustificato interamente. Non c'è nessuna ragione perché un chitarrista russo
non si possa presentare con un programma convincente di musica di Bach,
Villa-Lobos, Torroba, Ponce, Castelnuovo-Tedesco ed altri compositori del
repertorio standard. Tuttavia, essendo stata negletta la musica per chitarra
russa per così molti anni, c'è un serio desiderio di ascoltarla e imparare a
trarre diletto dai suoi termini propri.
Forse il primo indizio ricevuto dai pubblici americani che la
Russia può darci qualche cosa nuovo e fresco è stata l'apparenza sulla scena
dieci anni fa della musica di Nikita Koshkin. Insieme alle
interpretazioni di Vladimir Mikulka, la stima giornalistica accordatagli
da Jack Duarte ed i miei sforzi nel renderla disponibile in Occidente, il
nome di Koshkin è presto stato riconosciuto come il paradigma della musica per
chitarra russa. Questo, deve essere detto, è stata una generalizzazione
sfortunata che non ci ha dato un vero quadro di ciò che la creazione musicale
in Russia è veramente.
Mi si lasci citare un passaggio da una
memoria di Margarita Mazo che fu letta alla Conferenza della Società
Musicologica Americana di Pittsburgh. Dice:
"Una delle ben note particolarità della vita intellettuale nella
società russa è stata una straordinaria intensità delle arti e la passione
dei dibattiti riguardanti l'espressione artistica. Una creazione artistica, sia
essa un romanzo, un dipinto o un brano musicale, è stata considerata come la
risposta personale dell'autore alla ricerca sociale dei valori morali, la
verità. Una composizione artistica deve apportare una qualche valutazione
personale di verità morale, di qualche cosa quello che a russi piace chiamare
"la coscienza dell'artista." E qualunque cosa l'artista considera come
"La verità," lotterà per essa furiosamente e senza compromesso, fin
nel minimo dettaglio.
Inutile dire che un simile impegno personale può essere
osservato anche in artisti di tutte le altre nazioni. Tuttavia, dal tempo
dell'occupazione tataro-mongola di otto secoli fa, attraverso il regno degli
zar, includendo gli autocrati sovietici, gli artisti russi hanno dovuto
contendere con un grado di repressione con manipolazione politica, religiosa e
sociale che artisti della società occidentale non potevano neanche immaginare.
Molto spesso anche nella storia russa, l'arte era il solo mezzo possibile per
esprimere i veri sentimenti e pensieri.
Questo ha dato agli artisti russi un senso certo della loro responsabilità
morale vis-à-vis alla società. La loro propria comprensione dell'enormità
degli ostacoli che hanno dovuto fronteggiare ha dato agli artisti russi anche un
sentimento di un certo di fatalismo e reso il loro impegno personale tanto più
acuto, così più doloroso, come forse in nessun altro luogo. Questo è vero sia
per i compositori ed artisti del XIX secolo, che per i nostri contemporanei.
Forse, non è solo un'altra ironia dell'arte russa il fatto che tanto più forte
è la repressione politica, tanto più creativa è la risposta che ha
generato."
Accanto alla repressione politica i chitarristi russi anche
hanno dovuto lottare con l'accanita faziosità causata dall'esistenza di due
distinte forme di chitarra - la cosiddetta chitarra "russa" a 7 corde
e la cosiddetta chitarra "spagnola" a 6. Non possiamo immaginare quale
forza di passioni ha coinvolto e l'acre ostilità tra questi due gruppi. Vladimir
Slavsky, un chitarrista 6 corde, era solito dirmi che poteva riconoscere un
esecutore di chitarra a 7 corde dal modo in cui appare ed odora. Spesso, il
conflitto da fazioso è divenuto un conflitto personale costellato da intrighi e
perfidie. Non era raro per un sostenitore delle 7 corde denunciare il suo
oppositore a 6 corde al KGB come traditore o agente straniero diretto ad
importare ideologie borghesi nella "nostra santa Madre Russia". Questa
sorta di frode ha funzionato nella direzione opposta in quanto ad efficacia.
La faziosità è un fatto della vita tra i chitarristi
ovunque. Siamo tutti familiari con questo pure in questo paese. In Russia
tuttavia, va molto oltre la mera asserzione che se non sei uno di noi, sei
uno di loro. Le carriere di molta gente d'ingegno sono state distrutte da
insinuazioni e macchinazioni. Qualcosa di questo genere, è triste dirlo,
continua ancora nella Russia oggi, a dispetto di glasnost e perestrojka.
Quando la musica di Koshkin è apparsa sulla scena per la
prima volta in Russia, è stata soggetta ad intenso rifiuto in molti ambienti.
Il compositore stesso è stato attaccato da molti famosi chitarristi come un
imbroglione che tratta effetti leziosi privi di alcuna inspirazione musicale.
Alcuni altri chitarristi in effetti hanno accettato questa musica
immediatamente, ma vale la pena far notare che anche un esecutore maggiore come
Frauci, che è stato pure insegnante di Koshkin per un periodo, ha cominciato a
suonare questa musica solo dopo che è divenuto nota in Occidente. Questa
attrattiva di Koshkin, ed in misura minore di Panin, ha teso a celare
l'esistenza di molti altri compositori russi di talento, la cui musica spesso è
su un livello molto più alto di eccellenza. Alcuni di questi compositori sono
nella stessa categoria di Koshkin e Panin, cioè chitarristi-esecutori. I nomi
di Larichev (Nota 1), Rudnev (Nota
2), Petrenko (Nota 3), Shevchenko
(Nota 4), Ilyn (Nota
5), Pavlov-Azancheev (Nota 6), Pukhalski
(Nota 7), Khlopovsky (Nota
8), Smirnov (Nota 9), Smaga (Nota
10) ed altri non sono affatto conosciuti all'Ovest. Tuttavia, parte della
musica scritta da questi chitarristi è spesso superiore nella sua concezione
alla musica di coloro che già conosciamo. In tempi recenti abbiamo visto una
salutare comparsa di musica per chitarra scritta da non-chitarristi. Sofia
Gubaidulina, Edison Denisov, Sergej Slonimsky, Vladislav Ouspensky, Andrej
Petrov, Grigori Korchmar, Romuald Grinblat, Igor Rogaliov and Alexander
Radvilovich sono nomi da ricordare. I due pezzi di Gubaidulina (Nota
11) sono stati scritti 20 anni fa, ma la loro première negli Stati Uniti da
parte David Tanenbaum è stata data solo l'anno scorso. Dobbiamo ancora
sentire la Sonata per chitarra sola e la Sonata per flauto e
chitarra di un compositore principale come Edison Denisov. Di importanza
maggiore è il concerto di Denisov per chitarra e orchestra, scritta per il
chitarrista tedesco Reinbert Evers ed eseguita per la prima volta l'anno
scorso. Questo è probabilmente il concerto contemporaneo migliore e il più
importante scritto per il nostro strumento. Nell'aprile 1991 a Mosca, il
compositore si è presentato con una copia manoscritta di questo concerto. Ho
trasmesso copia di esso a due importanti solisti, David Tanenbaum e Gilbert
Biberian. Entrambi hanno condiviso il mio entusiasmo per quest'opera e
progettano già spettacoli negli USA ed in Inghilterra. Non mi è noto se
qualche chitarrista russo è pronto ad afferrare musica di questo livello di
eccellenza creativa.
Coloro che hanno seguito l'evolversi della mia serie The
Russian Collection, si ricorderanno che è cominciata nel 1986 con
un primo volume dedicato a musica che è sostanzialmente di dominio pubblico.
Dopo molti anni di faticose negoziazioni, potevo portare fuori un volume di
Musica sovietica contemporanea per chitarra. A quel tempo, l'autorizzazione del
copyright per i compositori sovietici era di responsabilità di una agenzia
goverativa di controllo chiamata VAAP. Non c'era nessuna via legale per un
compositore sovietico di negoziare direttamente con editori stranieri. A causa
di questa situazione, non ero libero selezionare la musica che faceva piaceva al
mio senso di equilibrio e qualità, ma piuttosto ho dovuto accettare una tavola
di contenuti che sono stati dettati in parte dal VAAP e dal loro agente per gli
Stati Uniti G. Schirmer. Alcuni pezzi di questo volume, The Russian
Collection, Vol. V come la Toccata di Gubaidulina, gli 11
Preludes di Jonas Tamulionis, le Strophes of Sappho di Jan
Freidlin [da allora pubblicati separatamente come la nostra edizione
numerata PWYS-33] ed alcuni
altri, è, per quanto mi riguarda, tra la migliore musica resa disponibile per
chitarra in anni recenti. Altri pezzi non sono sullo stesso livello. E' ironico
che uno dei pezzi minori della raccolta, l'Usher Waltz di Koshkin, sia
divenuto immediatamente un best seller e probabilmente il motivo principale per
le buone vendite di questo volume. Da allora è stato adottato anche da John
Williams. Conservo un vile sorriso di compiacimento sulla faccia, per tutto il
tragitto alla banca.
I recenti cambiamenti politici in Russia, finalmente hanno
dato la libertà ai compositori russi di negoziare direttamente con editori
stranieri. Nella scorso paio di anni ho ricevuto oltre cento manoscritti di
musica contemporanea, di compositori chitarristi e non-chitarristi. Come avviene
solitamente per i manoscritti che regolarmente ricevo da compositori americani
ed europei, molta di questa produzione è rapidamente delegata alla mia
crescente raccolta di musica non pubblicabile. D'altra parte ricevo molte
composizioni che sono, a mio modesto parere, non solo degne di essere
pubblicate, ma anche degne di essere adottate per studio ed esecuzioni.
La serie di The Russian Collection cresce. Molto
presto, pubblicheremo il Volume VII della serie, dedicato alla musica di
compositori moscoviti. Includerà musiche di Vysotski, Zimmerman, Vietrov,
Alexandrov, Morkov, Ivanov-Kramskoi, Shebalin, Rekhin, Aristova e Olshanski.
Progettiamo anche un volume separato di musica di Sergei Orekhov, che
include le famose Variazioni Troika suonate da Alexei Zimakov al
Concorso del GFA del 1990 e probabilmente in larga misura gli hanno fruttato la
conquista del primo premio in quell'evento, e le Variazioni "Notti di
Mosca", un tour de force basato su una delle melodie più note provenienti
dalla Russia. Si osservi la nostra pagina dei NEW
LISTINGS per dettagli di disponibilità e prezzo.
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