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E' impossible ricordare la figura del maestro Benvenuto Terzi senza
ricordarne l'eccezionale talento tecnico e musicale.
Nelle sue esecuzioni esisteva qualcosa
di magico che si affiancava alla nitidezza continua del suono, alla
tecnica personalissima sino a creare una sofisticata interpretazione del
brano. La sua lezione era intelligente e attenta a sviluppare nell'allievo la massima precisione dell'esecuzione senza mai dimenticare di accrescere il senso interpretativo che è proprio di ogni esecutore. [...] Come compositore, oltre che maestro, Benvenuto Terzi ha creato nelle sue opere una armonia semplice ma efficace, che permette alla melodia di spiccare libera e chiara. Caratteristica principale delle sue musiche è la ricerca di effetti particolari che richiedono una preparazione tecnica non comune. [...] Uomo semplice e schivo, capace di trasmettere in maniera profonda il proprio amore e la propria conoscenza della chitarra, Terzi è stato e rimane per me un grande Maestro. |
![]() In tutte le sue espressioni, Terzi svela quell'atteggiamento di umiltà che lo caratterizza e che lo porta a diventare "strumento" della sua stessa musica. Scevro da forme di protagonismo, affinché protagoniste siano la musica e la chitarra, grandi passioni della sua vita. |
Nel suo modo di suonare non aveva alcun spazio il
virtuosismo spettacolare, e tutta la sua condotta
strumentale era velata da una copertura discreta, da
una forma di pudore che riduceva al minimo ogni
gesto, annullando qualsiasi parvenza di abilità. La
presenza corporea dell'esecutore, lungi dal proporsi in un ruolo protagonistico, sembrava del tutto
versata nel proprio impegno, senza la minima
traccia di fatica, come se il suonare fosse stato il
compito primario e naturale dclla persona. Il suono di Terzi era assai piccolo, ma di una varietà stupefacente, e il suo fraseggio (lo ricordiamo in ogni inflessione) limpido e spontaneo: ritmo preciso e pulsante, accentazione discreta, polifonia chiarissima e priva di rilievi forzosi, definizione esatta degli ambiti fraseologici e -- la cosa forse più rimarchevole -- un "legato" quale, tra i chitarristi ascoltammo prima soltanto da Ida Presti, e poi da nessun altro. |
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Benvenuto Terzi (1892-1980) nacque a Bergamo e da lì diede inizio alla sua carriera che fiorì dalla seconda decade del secolo. Quando aveva 28 anni, diede un concerto al Reale Conservatorio di Milano, in seguito al Teatro Donizetti nella sua città natale. Venne inoltre premiato al Concorso internazionale di chitarra tenuto da "Il Plettro" (il periodico di chitarra edito da Vizzari), nel 1925. Poi fu in tournée in Svizzera e Belgio. Sulla sua arte interpretativa ci rimangono molte testimonianze, ad esempio di Angelo Gilardino, il quale fu pure tra i suoi allievi, nell'"età inqieta". Tra le sue numerose opere, tutte scritte per chitarra sola, sono da ricordare Carillon e Trillo-Tremolo (apparse inizialmente nella rivista La Chitarra, da lui fondata), Nevicata Pastorale op.29, l'Elegia, Campane a festa op.18, Sera di maggio - Barcarola op.2, nonché le virtuosistiche variazioni su La Campanella di Paganini op.39. Tra i suoi numerosi allievi, si deve citare Orlando Sora (Fano, 1903), Leonida Squarzoni (Ferrara, 1915) e Antonio Barbieri (Milano, 1920). Opere
Andalusa Op.54, inedited Bibliografia
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| Chitarra del Novecento | Penna e unghia |
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