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Ferdinando Carulli

(1770-1841)

celebre chitarrista e didatta napoletano

F. Carulli

Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario Carulli fu uno dei principali artefici della chitarra nell'Ottocento, ed uno dei più grandi didatti di ogni tempo. Nacque a Napoli il 9 (secondo altri il 10) febbraio 1770, in via Nardones, vicino il Palazzo Reale. Suo padre Michele, di origini baresi, era un uomo di cultura; di sua madre, Patrizia Federici, presumibilmente napoletana, non si hanno notizie documentate. Apprese i primi rudimenti musicali da un dilettante ecclesiastico, studiando violoncello. Lo conoscenza della chitarra avvenne successivamente come autodidatta, intorno ai venti anni. In solitudine, non essendo presenti a Napoli validi insegnanti di tale strumento, Carulli sviluppò una tecnica strumentale con delle concezioni che sarebbero diventate di lì a pochi anni, fondamentali per la didattica ottocentesca. Nel 1801 soggiornò a Livorno per un anno o poco più. Sposatosi con la francese Marie-Josephine Boyer, ebbe un figlio, Gustavo, che nacque proprio nella città toscana, nel 1801. La prima attività di Carulli come compositore, oltre che come esecutore, fu molto probabilmente a Milano, dove pubblicò alcune opere per gli editori Ricordi, Re e Monzino, fin dal 1807.

Alcune edizioni viennesi del 1807-1808 fanno pensare ad una sua successiva presenza a Vienna, seppur per brevissimo tempo. Sicuramente nell'aprile del 1808 Carulli si trasferì a Parigi, per dimorarvi definitivamente. Qui ottenne un incontrastato successo come musicista ed insegnante, essendo stato uno dei primi chitarristi a presentarsi nella capitale francese e a portare con sè una concezione strumentale del tutto nuova nel panorama ottocentesco. Pubblicò in tale periodo una gran mole di composizioni per i più noti editori parigini, in primo luogo Raffaele Carli, editore di origini probabilmente napoletane, con cui ebbe rapporti di amicizia.

La chitarra di F. Carulli

Fu, in un primo momento, anche editore in proprio, pubblicando alcune opere di Filippo Gragnani (vedi Biografia), altro chitarrista presente a Parigi fin dal 1810. Con Gragnani Carulli ebbe profondi rapporti di collaborazione e amicizia. Non è documentato alcun contatto didattico tra i due, anche se alcuni testi lo presumono. A Parigi Carulli fu comunque promotore di una didattica nuova, che aprì la strada alla chitarra proiettandola a livello europeo, generando l'interesse musicale della società borghese francese. Dopo il 1830 la sua popolarità fu messa in discussione dall'arrivo di una gran mole di chitarristi provenienti da tutta Europa, principalmente dall'Italia, attirati dalla sua stessa personalità. Dopo tale anno Carulli intensificò l'insegnamento, avendo tra i suoi allievi presone della nobiltà e dell'alta borghesia parigina. Si spense a Parigi il 14 febbraio 1841, all'età di settantuno anni.

Autore tra i più prolifici dell'Ottocento, Carulli ha lasciato circa quattrocento composizioni comprendenti la chitarra, comprendendo le molte composizioni senza numero d'opera. Innumerevoli le sue opere da menzionare per il valore artistico e strumentale: ricordiamo il trio Op.12 per flauto, violino e chitarra, varie serenate per flauto e chitarra, per violino e chitarra, molte composizioni per canto e chitarra, di pregevole fattura, sonate e temi variati per chitarra sola, per chitarra e pianoforte, oltre che il concerto Op.8 per chitarra e orchestra. La composizione comunque maggiormente rapresentativa, e che diede al musicista un notevole incremento alla sua popolarità, fu il Metodo Op.27, pubblicato nel 1810, opera che ebbe varie riedizioni ed aggiornamenti. Rimane tuttora uno dei migliori testi pedagogici della letteratura ottocentesca e per la formazione dell'allievo nelle prime fasi di apprendimento strumentale. Ferdinando Carulli compose anche alcune opere per chitarra e pianoforte con il figlio Gustavo. Inoltre è dedicatario di un gran capriccio Op.34 per chitarra di Luigi Legnani, di tre sonate per chitarra di Giuseppe Pasini e di tre duetti Op.1 e il trio Op.12 di Filippo Gragnani.

Opere a stampa di Ferdinando Carulli