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Luigi Mozzani

(1869-1943)

solista, compositore e liutaio di Faenza

L.Mozzani

Luigi Mozzani nacque a Faenza (regione Emilia) il 9 marzo 1869 da una famiglia di modestissime condizioni economiche: suo padre era calzolaio e sua madre tessitrice. Il giovane Luigi fu costretto ad abbandonare gli studi fin dal primo anno, all'età di sei anni.

Apprese le prime nozioni musicali da un fornaio suonatore di tromba ed in breve riuscì ad accedere al posto di clarinettista nella banda Municipale della sua città.

La tradizione narra che una sera d'estate Luigi sentì suonare per la prima volta la chitarra. Ne rimase subito così affascinato da provare il desiderio di imparare a suonarla. Si fece prestare una vecchia chitarra, che dovette riparare e su cui iniziò lo studio, seguendo i metodi di chitarra del tempo (Carulli, Giuliani). Intanto per vivere dovette studiare oboe: si iscrisse al Liceo Musicale di Bologna, a 22 anni, dove fu promosso a pieni voti.

Già in questi anni effettuò tournées in Africa, Giappone ed in altri paesi europei, tra cui una fortunata tournée in Russia. Seguì la permanenza in America per due anni (1894-1896).

A New York nel 1896 pubblicò i tre volumi degli "Studies for guitar" per l'editore F.A. Mills. Questi studi sono conosciuti come "Metodo Mozzani", ma in realtà sono una raccolta di esercizi, accordi, arpeggi e scale destinati ad allievi già avanzati nello studio. Ciascuno di essi sviluppa una tecnica strumentale esplorando tutta l'estensione della chitarra.

Verso la fine del secolo, dopo una fortuna tournèe europea, Luigi Mozzani si stabilì a Parigi dove fu in contatto con i maggiori chitarristi là attivi: Alfredo Cottin, Gelas e Miguel Llobet. Scrisse qui gli "8 Pezzi per chitarra Solista" editi postumi dalla Bèrben (1963). Sempre durante il soggiorno parigino, Mozzani cominciò ad interessarsi di costruzione della chitarra.

Avendo finalmente conseguito fama ed buona posizione economica tornò in patria. Prima alla natale Faenza, dove creò il suo primo laboratorio di liuteria. Nel 1899 intanto pubblicava vari brani per chitarra tra cui la celebre "Preghiera". Trovò residenza a Bologna, vicino alla casa del poeta Giosuè Carducci, dove realizzò un modello di chitarra tipo Guadagnini.

Continuò ad occuparsi di liuteria senza comunque abbandonare l'attività concertistica e le tournèe all'estero: in Inghilterra, dove visse quasi sei mesi, poi in Francia, Germania ed Austria.

Nel 1906 presentò anonimamente una Serenata al Concorso musicale indetto dalla rivista italiana "Il Plettro", organizzato da Alessandro Vizzari (chitarrista ed editore). Questa composizione vinse il primo premio con medaglia d'oro e fu poi pubblicata con il celeberrimo nome di "Feste Lariane", aria con variazioni. Di questo brano, nonostante oggi la sua paternità sia stata attribuita a Manuel Ferrer, (si veda ad es. ai rif. bibliografici [4] e [5]) gli procurò una grande fama, specialmente all'estero.

Tra il 1905 ed il 1908 fu soprattutto in Germania ed Austria. A Monaco di Baviera, in casa di Buek, presidente di una società chitarristica, visitò una collezione di "chitarre-lyre", costruite molti anni prima (da liutai come i viennesi Knaffl e Schenck, Raab, etc.) e perfezionate in seguito dal liutaio Friederich Schenck. Si appassionò a questo strumento, specialmente dal punto d vista costruttivo per l'uso degli "extra-bassi" ed in relazione alla tecnica esecutiva. Anche le chitarre "Wappen" suscitarono in lui notevole interesse.

Durante il primo decennio del 1900 si stabilì definitivamente a Cento (in provincia di Ferrara) dove insieme ad altri liutai, progettò molti modelli di chitarra. Ideò un dispositivo che regolava l'inclinazione del manico attraverso alcune viti, che fu poi perfezionato e brevettato nel 1912.

Nel 1908 pubblicò a Berlino i brani "Colpo di vento", "Mazurka" e "Valzer lento". Poi, a causa dei fermenti politici, dovette abbandonare la Germania.

Tra il 1910 ed il 1924 progettò strumenti ad arco e tutti gli strumenti necessari per l'orchestra a plettro, avvalendosi anche di collaborazioni con orchestre del genere già presenti in Italia. Tra i suoi lavoranti si distingueva Mario Maccaferri, che ne continuerà abilmente l'opera di commercio e divulgazione.

Nel 1914 Luigi riprese l'attività concertistica, che lo portò in tutta Italia. La seguente grave malattia della figlia Giulietta (meningite cerebro-spinale) e la sua successiva morte nel 1916 sconvolse la vita di Luigi che decise di abbandonare l'attività concertistica, come infatti fece per i successivi 15 anni.

Luigi Mozzani con chitarra lira

Continuava però ugualmente a tenere in allenamento le sue mani e a progettare attrezzi per questo: per la mano sinistra un "allargatore" di legno duro e metallo, da inserire tra le dita, per la mano destra una tavoletta di legno incavata tascabile munita delle sei corde di chitarra. Inoltre costruì una chitarra smontabile da viaggio.

Nel 1927, tramite un accordo con il Comune di Cento, il suo laboratorio si trasformò in "scuola di Liuteria Italiana Luigi Mozzani" che in seguito fu trasferita a Bologna. A tale scuola si accedeva tramite concorso. Dal 1934 però per motivi politici la scuola fu fatta chiudere, e Mozzani potè continuare in proprio l'attività di costruzione degli strumenti in un laboratorio dapprima a Cento e poi a Rovereto. Le sue chitarre erano vendute in varie Paesi del mondo. Fino al 1939 Luigi continuò ad esibirsi in pubblico ed incise anche tre dischi 78 giri con varie musiche tra cui varie proprie, che ancora si conservano, ma non lasciano possibilità di apprezzare la sua arte chitarristica.

La possibilità di riaprire una scuola si riaffacciò nel 1942, sempre a Rovereto. Ma la morte avvenuta l'anno seguente, nel 1943, gli impedì di continuare.

La scuola di Mozzani rimase attività fino al 1947 sotto la guida della moglie Alfonsina e di un suo fidato istruttore, finchè il Comune decise di sospenderne i finanziamenti. La maggior parte del materiale fu venduto o disperso, gli eredi stipularono un contratto con la casa musicale Farfisa, autorizzando la costruzione di chitarre sotto il marchio "Mozzani".

Restano molti suoi scritti, in parte ancora inediti, contenenti le sue sperimentazioni, esposti in varie mostre locali.

Molto preciso il giudizio di Angelo Gilardino nel suo volume Manuale di storia della chitarra - La chitarra moderna e contemporanea (Bèrben"):

Nell'insieme, l'opera di Mozzani, non avendo nulla da invidiare a quella di Tárrega, riflette un momento particolare della musica italiana di fine ottocento, e ne offre una sintesi chitarristica piacevole e tutt'altro che dilettantistica: anche in lui, si specchia un aspetto della rinascita, un presentimento insieme umile e rigoroso, come un anelito che, non riuscendo a definirsi in una coscienza, si esprime tuttavia in un atteggiamento insieme dolce e severo. è l'Italia contadina del canto popolare, l'Italia borghese dell'opera verista e dell'“Ideale”...

Nota bibliografica

  1. Giovanni Intellisano: "Luigi Mozzani - Un Liutaio e la sua arte", (pagg. 296), Arts & Craft, Cento (Ferrara) 1990.
  2. V. Saldarelli: "Uno strumento come la chitarra" I e II, 1985 La Musica (1985), n.3 pp. 6-7; n.4 pag. 47.
  3. Ino Savini: "Luigi Mozzani, oboista, chitarrista e liutaio, Faenza, Ottobre 1985.
  4. R. Ferrari: "La vita e le opere di Mozzani" in "L'Arte Chitarristica" n. 1-10, 1947.
  5. Matanya Ophee Chi ha fatto cosa, con che e a chi, in What the Pluck! (articolo poi rimosso dalla nuova rubrica on-line G.A.L.I.), originariamente pubblicato in "Guitar magazine (Guitar International)" - Giugno 1984 come Who did what, and with which, and to whom (A short study in basic guitar history)".
  6. Angelo Gilardino Manuale di Storia della chitarra Vol. II - Edizioni Bèrben, Ancona (1987)
  7. Prefazione di Angelo Gilardino in L. Mozzani: Opere per chitarra, edite da Angelo Gilardino, Bèrben, 1995