Just Classical Guitar Club

il club degli amanti della chitarra con corde di nylon

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Sergio Notaro

(1938-2000)

Chitarrista e grande didatta romano, iniziò lo studio della chitarra a 14 anni, divenendo allievo di Costas Proakis (1910-1968), un chitarrista e compositore greco trapiantato a Roma, che non si era voluto adattare alla più importante scuola romana del M° Di Ponio, ma portava avanti le sue idee didattiche, al di fuori delle istituzioni accademiche, in modo isolato.

Sergio Notaro a 65 anni

Divenuto al primo ascolto fervente ammiratore di A. Segovia, ne divenne allievo a Santiago de Compostela, tralasciando le lezioni di C.  Proakis.  Notaro scoprì in Segovia la figura chitarristica carismatica più importante della sua vita: lo considerava "un fenomeno epidermico", un artista "che ha agito sempre sull'orlo di un baratro e non vi è mai caduto dentro", un'entità musicale superiore che lo aveva sconvolto a tal punto, che per questa sua causa avrebbe potuto fare di tutto, come rischiare la propria vita o prendere a pugni un oppositore di questa sua idealità.

Insieme a un suo allievo costituì il Centro per la diffusione culturale della chitarra classica, divenuto nel 1974 il "Centro romano della chitarra" (C.R.C.) sotto la sua direzione artistica, che arriva in pochi anni a contare quasi 300 allievi.
Su Paese Sera del 1990 si legge infatti "Sotto la direzione artistica del Maestro Sergio Notaro, ogni anno il Centro prepara circa duecento allievi: quest'anno al saggio si sono esibiti diciannove ragazzi tra i nove e i venti anni, molti dei quali studiano la chitarra classica da uno o due anni solamente."

Logo del Centro Chitarristico RomanoSergio Notaro scriveva a proposito del C.R.C.: "Sulla base dell'insegnamento di Segovia, ho voluto dare al Centro una immagine di Verità e di rispetto per la chitarra e la musica. Spero di essere riuscito nell'intento, con la ferma volontà di continuare a restituire allo strumento quella dignità e credibilità che, per storia e tradizione, esso esige. "

Il C.R.C. fu per tutto il resto della sua vita un punto di riferimento assoluto per l'organizzazione di corsi e concerti chitarristici nella capitale, contribuendo in modo significativo alla rinascita e alla promozione dello strumento.

Come organizzatore infatti non fu certo da meno, portando a Roma i massimi chitarristi (Manuel Barrueco, Eliot Fisk, duo Assad, Michel Newman, Luis Martin, David Russel, José Tomas, Oscar Ghiglia, José Luis Rodrigo, Pierluigi Corona, Eduardo Fernandez, Aldo Minella, A. Cialdea, G. Oltremari, Lucio Dosso, Maurizio Felici, Leonardo Mascagna, Roberto Lambo, Francesco Sorti, Laura Mondiello, Andrea Gallo, Alirio Diaz, Ichiro Suzuki, Alberto Ponce, Leo Brouwer, Nuria Mora, Andres Fischer, Luis Martin Diego, Erika Pircher, Baldassare Benitez, V. Mikulka, L. e E. Assimakopoulos, B. Davezak, G. Fierens, Josè Tomas, ecc.) in concerti sempre ben accolti dal pubblico, nelle sale di importanti teatri romani (E. Flaiano, Parioli, Argentina, Ghione, Delle Arti, delle Muse, Auditorium dell'I.I.L.A., Cine-Teatro Universal).

Fu infine primo maestro di svariati chitarristi quali Stefano Grondona, Lucio Dosso, Federico Marincola, Daniele Conversa, Lamberto Cardellini, Pierluigi Corona,  Maurizio Felici e molti altri, compresi vari chitarristi italiani e stranieri durante i corsi di perfezionamento che teneva annualmente.

J. Tomas, S. Notaro e O. GhigliaTra le sue frasi si ricordano "un maestro non deve essere una stampella per il suo allievo...", "la natura di uno strumento non viene mutata da quattro o cinque capolavori o una decina di pezzi di altissimo livello" e molte altre citazioni da Leopardi, Garcia Lorca, Dino Campana. Considerava il chitarrista "nell'ambito accademico, uno dei musicisti più colti e curiosi in assoluto" quasi per colmare la sperequazione con gli altri strumenti meglio appagati dal loro repertorio.

Fu per i suoi contemporanei il grande concorrente della scuola romana e una persona scomoda per la sua integrità, ma con cui confrontarsi comunque, per la sua onestà intellettuale.

Visse purtroppo isolato gli ultimi anni e rimane il rimpianto che per lui non siano valsi i richiami all'eteronomia dell'arte che, a prescindere da qualsiasi scuola tecnica o dogma musicale,  furono recepiti invece proprio dai suoi stessi allievi, dei quali rileggendo le testimonianze si comprende come sicuramente Sergio avesse trasmesso  dei valori chitarristici ben più radicati e "universali".

La sua biografia su web disponibile sul sito ufficiale, fino ad alcuni anni fa, riportava su di lui queste informazioni:

"Amava spesso dire che avrebbe desiderato, da ragazzino, studiare la "Musica" con un qualsivoglia strumento, preferibilmente l'arpa, ma che la scelta era caduta sulla chitarra per ragioni di accessibilità economica... scelta felice dato poi l'esito dell'incontro.

Fin dall'inizio infatti dei suoi studi musicali Sergio Notaro si é dedicato completamente alla chitarra, impegnandosi nella ricerca e risoluzione dei tanti problemi tecnici e interpretativi che lo strumento comporta.Nel 1956 si é classificato 1° premio assoluto al Concorso Internazionale di esecuzione presso il Conservatorio "G. Martini" di Bologna.

Innamorato del suono di Segovia, ha seguito in Spagna, a Santiago de Compostela, negli anni 1966, 1967, 1968 e 1973, i corsi di perfezionamento tenuti appunto da Andrés Segovia e José Tomas, diplomandosi e conseguendo attestati di merito.

Di seguito ha tenuto numerosi recitals in Italia e in Spagna, riscuotendo ovunque successi di pubblico e di critica, sempre svolgendo contemporaneamente un'intensa attività didattica. Direttore Artistico del Centro culturale per la diffusione della Chitarra Classica nel 1974/75, poi del Centro Romano della Chitarra dal 1976 al 2000, dal 1978 aveva abbandonato l'attività concertistica per dedicarsi esclusivamente all'insegnamento. E' stato animatore, dal 1974 al 2000 (con una lunga pausa tra il 1986 e il 1999) di alcune tra le più mportanti manifestazioni chitarristiche romane, volte a far conoscere al pubblico esecutori "storici" dello strumento e nuovi talenti.

Ricordiamo i primi concerti al teatro Flaiano nel 1974/75, poi quelli al teatro Parioli (1975/76) e al teatro delle Arti nel 1976/77/78 (anno dei concerti decentrati ad Albano), e infine i concerti dell'Auditorium dell'IILA, in collaborazione con l'Istituto Italo-Latino Americano, destinati a durare dal 1978 al 1984. Nel corso di questi anni furono scoperti e lanciati talenti internazionali come Michel Sadanowski (1979/81/82), Stefano Grondona (1975-1983), Manuel Barrueco (1980/81/82), David Russell (1980/82), Eliot Fisk (1981/82/83), Sergio e Odair Assad (1981/82/83), Michael Newman (1981) e molti altri.
Da ricordare, inoltre, i tre corsi di interpretazione e informazione musicale tenuti dal M° José Tomas alla sala Casella (1981) e alla Accademia Espanola de Bellas Artes en Roma (1982/83), fortemente voluti da Sergio Notaro come occasione di incontro e dibattito tra i chitarristi romani, il Corso magistrale di interpretazione tenuto da Eliot Fisk nel 1983 alla sala Casella, e l'ultimo concerto, prima della lunga interruzione, quello straordinario di Manuel Barrueco al teatro Ghione nel marzo 1986.

Nell'autunno del 1999 cerca, in collaborazione col DLF di Roma, di ridare vita ad una importante stagione di concerti destinata a ripetersi nel tempo, con grandi nomi (Ghiglia, Barrueco, Grondona) affiancati da giovani e valenti nuovi esecutori (Laura Mondiello, Nuria Mora, Andrea Gallo, ecc.), ma muore il 18 novembre del 2000, lasciando un vuoto incolmabile nella sua scuola, il Centro Romano della Chitarra, e nella sua famiglia.

In tanti anni di vita dedicati alla musica, l'intervento di Sergio Notaro come esecutore, didatta e promotore di cultura nella realtà chitarristica italiana é sempre stato generoso e fertile di spunti più o meno polemici (vd. scritti pubblicati e inediti) come in fondo si addice a un vero outsider-autodidatta quale lui era, dagli inizi di studente-manovale fino al ruolo recente, che forse gli stava un pò stretto, di "Maestro" di una "Scuola". E' superfluo ricordare quanti allievi ha formato, o ha contribuito a formare, che poi sono diventati le nuove leve dei Conservatori e delle Scuole musicali italiane: Stefano Grondona, Pierluigi Corona, Lucio Dosso, Lamberto Cardellini, Maurizio Felici, per citarne solo alcuni.

Amava ascoltare Arturo Benedetti Michelangeli, la 111 di Beethoven, che sosteneva di aver "capito" solo recentemente, i Preludi di Debussy, le musiche da film di John Williams per chitarra e orchestra stile "anni 30" (che emozione le prime orchestre d'archi ascoltate alla radio da ragazzo!), la voce di Amalia Rodriguez e il tango struggente e "antico" di Gardel. Amava leggere Joyce a tal punto che si era praticamente precluso il godimento della lettura di un qualsiasi altro autore che non emulasse la profonda complessità dell'Ulisse.

La frase tratta da Nietzsche, che Sergio amava tanto e che aveva "riscritto" per Segovia, nell'articolo sul primo centenario della sua nascita, la possiamo senz'altro ripetere per lui: "...il "sole" é già tramontato, ma il cielo delle nostre vite arde e risplende ancora di esso, sebbene non lo vediamo più..."

Nota bibliografica

Speranza Ennio, Intervista con Sergio Notaro: formidabili quegli anni, Seicorde n. 63 Aprile-Giugno 2000

Sito internet Centroromanodellachitarra.it

Pierluigi Potalivo, Un profilo di Sergio Notaro sul Blog del Circolo chitarristico romano