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Ruggero Chiesa

(1933-1993)

Ruggero Chiesa

Ruggero Chiesa, nato a Camogli (Genova) nel 1933, fu dapprima allievo di Canepa, Carlo Palladino, poi frequentò dal 1956 al 1960 i corsi di Alirio Diaz ed Emilio Pujol (vihuela) all'Accademia Chigiana di Siena, del quale poi prese il posto con i suoi celebri corsi di "Trascrizione dalle intavolatore" che durarono fino al 1992.

A lui si deve, sul piano culturale e dell'insegnamento, un contributo fondamentale alla chitarra in Italia.

Titolare della classe di chitarra del Conservatorio “G. Verdi” di Milano dal 1963, che tenne per oltre trent'anni, ha iniziato dal 1965 iniziò la creazione di un vasto catalogo di musiche per chitarra pubblicate con la casa editrice Suvini Zerboni di Milano.

Il repertorio chitarristico si è così potuto arricchire di una notevole messe di nuove opere grazie proprio alle sue attente ricerche musicologiche dedicate in particolare alla riscoperta del repertorio di tutte le epoche passate e all’incentivazione dei compositori contemporanei.

Fu il fondatore e direttore del periodico "il Fronimo" della casa editrice Suvini Zerboni che iniziò nel 1972, divenendo subito il punto di riferimento per studiosi di tutto il mondo. Come è stato giustamente scritto:

Attraverso poi la fondazione della rivista “Il Fronimo” e la sua attività didattica ha elevato il livello culturale dell’ambiente chitarristico italiano diventando un punto di riferimento imprescindibile e determinando una svolta importante nella storia dello strumento.

Tenne il corso di Trascrizione dalla Intavolature all'Accademia chigiana di Siena.

Tra i suoi allievi in conservatorio ed ai corsi di perfezionamento vi sono un gran numero di solisti ora rinomati a livello internazionale quali Roberto Pinciroli (Legnano, 1957 - 2008), Emanuele Segre, Elena Casoli, Marco Riboni, Frédéric Zigante, Giuseppe Carrer, Aldo Vianello, Filomena Moretti, Giovanni Grano, Marco Minà e molti altri.

Dal 2005 si tiene il Concorso Internazionale di chitarra classica Ruggero Chiesa - Città di Camogli, dedicato alla sua memoria.

Così Ruggero Chiesa descrisse la personalità del maestro Segovia e): "L'autorità di Segovia fu addirittura schiacciante fra gli esecutori di quello strumento, poiché, almeno fino al termine degli anni Cinquanta, egli non conobbe rivali in condizioni di competere con la bravura e la consistenza del suo repertorio. Inoltre, nessuno prima di lui era riuscito ad affermare la completa credibilità della chitarra, uno strumento conosciuto per il suo uso in prevalenza popolare, ma considerato senza storia nell'ambito della musica colta, i cui ultimi fasti risalivano addirittura ai primi decenni dell'Ottocento. In quel periodo di tempo gli esecutori valentissimi erano molto frequenti, e per merito di ottimi compositori si era formata una letteratura originale particolarmente ricca. Poi, nell' epoca immediatamente successiva, la chitarra aveva abbandonato quasi del tutto le velleità solistiche, accontentandosi di far da sostegno alla voce, anche se i motivi di tale ridimensionamento non erano certo da ricercarsi nella sua inattitudine a sostenere compiti di grande complessità. [...] Per riuscire in questo scopo non bastava però possedere la natura dell'interprete di rango, ma occorreva la dimostrazione che la chitarra poteva sostenere il peso di un repertorio al di sopra di ogni sospetto in termini di qualità".

Sue frasi memorabili:

"L'allievo deve essere obbediente ma non fanatico."

"Bisogna giungere alla tecnica polifonica con gradualità."

"Ben pochi di noi sanno rispondere a tono quando si sentono attaccti sulla consistenza della letteratura originale. La maggior parte si unisce al coro delle denigrazioni, anche nel caso in cui sono palesemente ingiuste, e il revival delle trascrizioni sta a provare che il chitarrista piagnucolante per il suio amaro destino, [...] oggi è più vispo che mai. Sono fermamente convinto che affidare il destino della chitarra alle trascrizioni  [...] sia un'operazione alla lunga fallimentare"

"Il bambino o il principiante, deve fare musica dal primo giorno in cui prende in mano lo strumento."

"Per consuetudine le dita della mano destra pizzicano le corde, mentre quelle della mano sinistra agiscono sulla tastiera. Di conseguenza la costruzione della chitarra, nell'interno della cassa armonica (dove sono disposti piccoli tasselli di legno chiamati catene) e nell'angolazione del ponticello, è predisposta per favorire la migliore sonorità del modello tradizionale. Ricordiamo cio in quanto alcuni esecutori mancini pensano sia meglio attuare il rovesciamento delle corde per poi pizzicare con la sinistra e premere con la destra. Questa è una soluzione sconsigliabile, sia per le ragioni acustiche ora spiegate, sia perché agli inizi dello studio non esiste nessuna disposizione innaturale delle mani per l'una o l'altra funzione."

"C'è poi tutto il repertorio dell'America latina, dove [...]  esistono pure molte pagine di grande valore. Ebbene, mentre il musicologo europeo stravede per le musiche che riecheggiano il folklore slavo, arrriccia il naso quando la drivazione popolare proviene da altri continenti. Su Bartók si sono scritti saggi a non finire, ma su Villa-Lobos neppure una parola."

Nota bibliografica

Francesco Gorio, 1984: Unna conversazione con Ruggero Chiesa, in “il Fronimo” n.96, luglio/settembre 1996, pp. 12

Guitar Gradus, Metodo elementare per chitarra