Just Classical Guitar Club

il club degli amanti della chitarra con corde di nylon

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Giovanni Murtula

(1881-1964)

Chitarrista-compositore sardo

Giovanni MurtulaGiovanni Murtula è stato un chitarrista colto e compositore, nato a Sassari (Sardegna) e laureato in giurisprudenza.

Insieme a Alberto Bocci di Siena fu socio fondatore del Circolo Mandolinistico Senese nel 1921 (oggi Orchestra a Plettro senese “Alberto Bocci”). Toccanti anche le memorie riservate a un altro suo grande amico, Riccardo Vaccari di Bologna, direttore della rivista La Chitarra.

Faceva parte della non numerosa schiera di chitarristi compositori del primo Novecento di grandi capacità compositive, che potevano spaziare dalle complesse forme di Sonata fino alla fuga, ma preferì principalmente comporre opere brevi, che si rivelano talora piacevoli ma mancanti di profondità ed a volte, di originalità.
Tra le sue opere più audaci vi è il Trittico "Preludio, Meditazione e rondò", manoscritto he attende tuttora una riedizione moderna.

Il suo credo artistico è ben rappresnetato dalle seguenti osservazioni in risposta all'amico Rezio Buscaroli, che proponeva un modernismo tout-court:

"Bisogna dunque andare cauti anche in materia di formalismo perché in ultima analisi la forma è parte essenziale dell’opera d’arte e gli accordi (e cioè l’armonia) sono un elemento della forma.

Occorre però che la forma non sia vuoto formalismo, freddo schematismo, e non sia fine a se stessa, ma abbia invece adeguatezza con l’interiorità e concorra, necessariamente, a completarla, ad integrarla vivificando l’opera d’arte.

Giovanni Murtula, da 12 Composizioni originaliCiò mi premeva precisare perché sotto questo punto di vista, e fatta astrazione da ogni concetto Bergsoniano, ammiro, appunto, Debussy che, spezzando per primo la tradizione di Rameau, instaurava il regime del liberalismo armonico; sotto questo punto di vista ammiro certe sue musiche col loro diretto concatenamento degli accordi, senza preparazioni, senza risoluzioni, con la loro brillante varietà di gamme, con le loro tonalità indecise.

Ma in certo modernismo contemporaneo, autorevolissimo, geniale quanto si voglia io vedo invece quasi una deformazione dell’arte Debussyana, vedo il freddo documentario di un sapiente, anche brillante, cerebralismo (malamente mascherato da felici ricami stilistici) che mi dà la sensazione di uno sbandamento nell’assurdo.

Ed in arte, se diffido dell’est quod est, a maggior ragione mi cautelo dal credo quia absurdum.

Ammiro dunque il nuovo, ma a condizione che sia plasmato con bellezza e mi tocchi il cuore e commuova la mia fantasia; ammiro l’indagine spirituale che tenda genialmente e generosamente ad elaborare il bello onde metterlo in istato di grazia e cioè nella verità, nella sanità ed in corrispondenza con le più nobili sensibilità dell’anima umana, e pertanto non nego i tentativi, le esperienze, e tutta la prassi dinamica verso nuovi orizzonti verso terse luminosità quando però siano fatti in buona fede, con reale consapevolezza della meta, e cioè con puro, nobile e ben definito intento artistico.

Ma il pattinare, anche elegantemente, sul ghiaccio del cerebralismo può essere dilettevole per chi lo compie ed ammirabile da chi faccia professione di alchimia musicale ma, a parte la grande difficoltà, è pericoloso per i compositori chitarristi.

D’altra parte certe esperienze nel campo dell’arditismo cromatico non sono consentite alla chitarra, che è ricca di risorse, sì, ma a condizione che si consideri tale ricchezza in senso relativo (estensione, sonorità, impostazione dello strumento, limitate possibilità fisiche-meccaniche del chitarrista, chiunque esso sia, etc)."

[dal Dal “chiaro di luna„ alla luce del sole, in «La Chitarra», anno IV, n. 3, marzo 1937, pp. 19-20]

Una recensione da Il Plettro de 1923 ci racconta di un breve concerto dato a Siena dopo il saggio dei sui giovani allievi (è possibile che tra questi ci fosse pure Mario Maccaferri); "Impareggiabile come esecutore si confermò Guivanni Murtula nel Minuetto di Tárrega e nello studio sul tremolo per Chitarra sola, dello stesso autore" (cit., vedi Bibliografia).

 

Opere principali per chitarra sola

  • 12 Composizioni orignali per chitarra [Vizzari, 1936]
  • 2 Studi (Burlesca, Soldatini di Piombo) [Bèrben]
  • 3 Studi (l'Arcolaio, il vento, la Pioggia) [Vizzari]
  • Amor mio (Valzer) [Vizzari]
  • Barcarola [Bèrben]
  • Canto senza parole [Vizzari]
  • Canzonetta [La Chitarra]
  • Carovana [Bèrben]
  • Confidence à la poupée [La Chitarra, 1935]
  • Improvviso, a Luigi Mozzani [II premio al Concorso de La Chitarra, 1936]
  • Il vecchio Pierrot (1937) [Vizzari]
  • Piccola suite [Zanibon]
  • Piccolo paggio / Minuetto [Vizzari]
  • Preludio a Mario Gangi [Bèrben, 1956]
  • Preludio (Melanconia) [Bèrben]
  • Raccontino della Nonna [Vizzari]
  • Rievocazione [Bèrben]
  • Ritratto di nobil signora [Vizzari]
  • Serenata spagnola [Vizzari]
  • Studio-Improvviso (a Luisa Walker) [Vizzari, 1938]
  • Studio a Riccardo Vaccari [La Chitarra]
  • Studio e Rondo Fantasioso [Bèrben]
  • Studio (... guizzante Silfide...) [Vizzari]
  • Tarantella [Zanibon]
  • Tamonto sul mare (Contemplazione) (al Prof R. Ferrari) [Vizzari, 1940]
  • Trittico "Sulle orme del passato" (Preludio, Meditazione e rondò), ms. Accademia Chitarristica Rodigina
  • Valzer di strapaese [Vizzari]
  • Voci dai campi / canzonetta (1938) [Vizzari]
  • Incontro (chitarra a 7corde) [Bèrben]
  • Mesta canzone (chitarra a 7corde) [Bèrben]
  • Piccolo preludio (al liutaio Bellafontana) (chitarra a 7corde) [Vizzari]

Nota bibiografica

Giovani Murtula, Dal “chiaro di luna„ alla luce del sole, in «La Chitarra», anno IV, n. 3, marzo 1937, pp. 19-20

Giovani Murtula, Interpretazione musicale, Alla cara memoria di R. VACCARI in «La Chitarra», anno VIII, n. 7-8, luglio-agosto 1941, pp. 49-53

Giovani Murtula, Luce che non si spegne (per l'anniversario della morte di R. Vaccari), in «La Chitarra», anno IX, n. 3-4, marzo-aprile 1942, pp. 12-13

Giovani Murtula, Invito a collaborare, ne «Il Plettro», anno XXXVII, n. 1, gennaio 1943 p. 1

Giovani Murtula, Divagazioni Settembrine A Mastro Vio, in «La Chitarra», anno IX, n. 9-10, settembre-ottobre 1942, pp. 36-39

Giovani Murtula, A proposito di sonate / Alla gentile memoria di Maria Rita Brondi Arnone, in «La Chitarra», anno IX, n. 7-8, luglio-agosto 1942, pp. 25-26

Il successo di unìappassionato dell'arte, ne «Il Plettro», anno XVII, p. 2

Luciano Chillemi,Giovanni Murtula. L’espressione della musica, in Romolo Ferrari e la chitarra in Italia nella prima metà del Novecento, Mucchi ed., 2009.